La storia della Casa delle Aie

Anticamente la pineta era una fonte di guadagno ad alta resa perché della pigna veniva sfruttato tutto. Il prodotto primario erano i pinoli. Allora come oggi utilizzabile sia nei primi, che nei secondi che nei dolci. Come tutta la frutta secca, è ad alto tenore calorico, con una buona resa vitaminica.

Secondariamente venivano utilizzati sia gli scapioli (le brattee) che le sgobbole (il fusto centrale, il tutolo) per alimentare il fuoco.

Tanta ricchezza per essere sfruttata al meglio necessitava di una struttura composta di uno stabile con annesso un piazzale diviso in tante parti chiamate aie. In ogni aia si svolgeva un lavoro specifico (quindi competenze specifiche) per ottenere la serie di prodotti sopraelencati da vendere al mercato.

Si può dire che la Casa delle Aie era un luogo “industriale” per ottenere più prodotti finiti i quali rendevano una ricchezza, anche ad alto valore aggiunto. Di tutto ciò la comunità cervese ne era perfettamente a conoscenza ed è per questo motivo che gli amministratori della città davano in affitto ai pignaroli la Pineta dietro il pagamento di un canone.

La prima attestazione precisa sulla Casa delle Aie risale al 1777, su progetto del mastro Girolamo Rossi. Nel 1789 subì un incendio rendendola inutilizzabile. Per norma contrattuale firmata dagli Anziani del Comune si trovarono nella necessità di riedificare lo stabile allo stato dell’arte, ed è per questo che chiamarono Camillo Morigia, il quale rese la Casa perfettamente funzionale alla bisogna.

Del corpus originale, di disegni ne sono rimasti due più una relazione. Per oltre centoventicinque anni la Casa con le sue aie, alcune delle quali pavimentate in mattoni, fu funzionale alla Pineta. Naturalmente nel tempo subì svariati restauri, riattamenti più o meno incisivi, oltre a cambiare appaltatori e affittuari.

Essendo il lavoro del pignarolo stagionale il Comune affittava lo stabile a chi ne faceva richiesta per un uso diverso dalla funzione originaria: sono attestati, nel tempo, tra i “clienti” la Guardia di Finanza che la utilizzò come alloggio, per sei anni il patriota mazziniano Valzania più altri affittuari dei quali si è persa la memoria. Con l’avvento del novecento gli stravolgimenti ambientali (tipo l’avvento della ferrovia) ridusse drasticamente l’estensione della Pineta, quindi la sua importanza economica, mantenendo la Casa delle Aie senza la fonte primaria che fino a quel momento aveva dato senso alla sua esistenza.

Dando uno sguardo approssimativo, la Casa è di due piani, si presenta con un portico lungo oltre 5 metri, nella facciata centrale ci sono tre archi mentre ai lati ci sono due corpi avanzati che fungono da gabbia delle scale le quali portano al primo piano. Al piano terra c’è il corpo centrale della fabbrica dove c’era la “camera del fuoco” (essa era utilizzata per fare aprire le pigne non completamente dischiuse) oggi c’è la sala bar e il vano scala, altre sale disposte nei due piani che all’epoca fungevano da dormitorio, ufficio, magazzino cucina sono state riutilizzate come sale ristoranti, una sala è adibita a museo etnografico.

La società "Amici dell'Arte" vide la luce nell'immediato dopoguerra dalla necessità di alcuni "spiriti liberi" di organizzare gruppi culturali al di là di quello che erano le idee politiche, ideologiche, religiose. Dalle discussioni si passò ai fatti, infatti la sera del lunedì 14 marzo 1955, in una sala dell'albergo Allegri, in Corso Mazzini " una trentina di Cervesi di diverse estrazioni politiche e religiose, si riunì in assemblea e, con l'approvazione del relativo statuto e l'elezione di un Consiglio Direttivo di nove membri, fondò il circolo culturale "Soc. Amici dell'Arte".

Fu un fatto rilevante per la nostra comunità l'avere riunito in un’unica associazione persone di varia estrazione culturale, politica e religiosa, che aveva come scopo "di svolgere una attività educatrice e culturale ...... - di favorire le ricerche archeologiche, di difendere l'integrità del centro storico, del paesaggio, di incrementare le tradizioni folcloristiche romagnole".

ALDO ASCIONE "e' méstar" (1920 - 1978) fiorentino di nascita, ma romagnolo più autentico di tanti altri, ne fu l'iniziale anima organizzatrice e promotrice. Segretario della Soc. Amici dell'Arte fin dalla sua fondazione, promosse ed ottenne dall'Amministrazione comunale la Casa delle Aie, in completo abbandono, per farne la sede. La Casa delle Aie cominciò così a rinascere; tanti furono i lavori di riattamento iniziali e tanti sono quelli che annualmente si rendono necessari.

Ma cosa c'è di meglio che discutere, parlare, confrontarsi, vivere il senso della comunità proprio davanti ad un bel piatto di tagliatelle o cappelletti col ragù o una grigliata mista di carne brindando con un buon sangiovese? Nacque così il binomio Amici dell'Arte - Casa delle Aie, diventando a livello nazionale e internazionale l'emblema della difesa della "romagnolità" in tutto il suo compendio: dalla nostra storia e cultura, alla tradizione della buona cucina. L'intento che si era prefisso la Società "Amici dell'Arte" di diventare un punto di ricerca e di conservazione delle tradizioni Cervesi e romagnole, degli usi e dei costumi della vita contadina e salinara, della storia stessa a cui è legato l'edificio della Aie, è stato ampiamente raggiunto, tanto da diventare un elemento fondamentale per la crescita culturale e lo sviluppo sociale di Cervia.

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